Settore delle costruzioni: un potenziale inespresso?

Settore delle costruzioni: un potenziale inespresso?

Un confronto tra il trend negativo della produttività e il margine auspicabile di miglioramento dell’intera filiera

Andrea Fronk, Direttore Area Tecnica | BIM Manager

Il settore delle costruzioni sta vivendo un periodo piuttosto particolare: ha dovuto superare una crisi intorno al 2010 e, a causa delle note vicende sanitarie, probabilmente ne vivrà un’altra nei prossimi mesi, se non anni. Per questo motivo, si sente una forte necessità di introdurre innovazione, introdurre qualcosa che permetta alla filiera di portare maggior qualità al proprio prodotto o servizio e, al tempo stesso, ridurre l’impatto su tempi e costi. Come fare?

Nel 2017 McKinsey & Company, nota società internazionale di consulenza manageriale, ha pubblicato una ricerca a livello globale inerente l’effettiva produttività nel settore delle costruzioni: “Reinventing Construction: a Route to Higher Productivity” (qui il link). In questo report, che analizza l’intera filiera della ingegnerizzazione e della costruzione (Engineering&Construction), si stima che si possa raggiungere addirittura 1.6 triliardi di dollari di solo valore aggiunto prodotto dall’incremento della produttività.

Il problema della produttività nell’industria delle costruzioni è noto, ma comparando i diversi settori emergono dati quasi sorprendenti: McKinsey rileva che il tasso composto di crescita annuale nel settore delle costruzioni è pari al 1%, la crescita media dell’economia totale è pari al 2.7%, per raggiungere un picco nel solo settore manifatturiero con addirittura il 3.6%. Tradotto in soldoni, se un’ora lavorata in cantiere vale 25 dollari, la stessa ora lavorata in fabbrica vale 39 dollari.

Ovviamente i numeri variano a seconda del contesto in cui vengono rilevati, è evidente che i Paesi in via di sviluppo abbiano indici diversi rispetto ai giganti già affermati. Ma ci sono dei fattori comuni legati alla composizione della filiera. McKinsey divide l’industria delle costruzioni in due livelli: un primo livello di industrie a larga scala, che riescono a coprire interi appalti, e un secondo livello di piccole industrie altamente specializzate. Nel primo caso, l’appalto affidato ad un numero ridotto di figure coinvolte permette di mantenere un livello di produttività elevato sul ciclo-vita della commessa mentre, nel secondo caso, la frammentarietà della filiera comporta una notevole flessione sul mantenimento di un alto tasso di produttività.

Contestualizzando il dato sul territorio italiano, è evidente come l’industria italiana segua per lo più la struttura del secondo caso, con un livello di frammentazione negli appalti probabilmente anche più significativa di quanto non sia la media mondiale.

Da questa lettura dei dati emergono 7 aree di miglioramento, con annesse stime di impatto sulla produttività e sul risparmio dei costi.

I numeri totali sono significativi: l’impatto cumulativo dato dalla somma di tutti e 7 i fattori può raggiungere un incremento nella produttività del 48-60%, con un risparmio sui costi addirittura del 27-38%. Va detto che i valori riportati devono essere letti secondo una logica “a cascata”: senza l’attivazione dell’area precedente, i numeri possono essere inferiori o addirittura negativi.

  • La prima area riguarda la revisione dei regolamenti e la crescita della trasparenza. Se il secondo punto è piuttosto immediato, facendo riferimento al tema della corruzione e del controllo, nel primo punto dobbiamo includere non solo l’aspetto normativo, ma anche le best practices e le politiche strategiche di sistema (es: favorire l’introduzione di filiere sostenibili, di materiali rinnovabili ecc…).
  • Ristrutturare il framework contrattuale secondo una logica di valore e performance, piuttosto che di costo.  In questo caso non bisogna limitarsi alla sola valorizzazione del prodotto (sia esso un materiale da costruzione piuttosto che un immobile o un’infrastruttura), ma bisogna considerare anche le favorevoli ripercussioni su una logica collaborativa basata su rapporti relazionali a lungo termine.
  • Ripensare la logica di progettazione e ingegnerizzazione: troppo spesso la fase di “design” prosegue svincolata da un approccio di tipo costruttivo, per cui è necessario introdurre una fase ulteriore di “collegamento” tra progetto e cantiere in cui avviene l’ingegnerizzazione vera e propria. Inserire il concetto di costruibilità già in fase di progettazione ottimizzerebbe notevolmente il processo.
  • Migliorare il procurement e la gestione della supply chain, attraverso l’ottimizzazione della fase di pianificazione e una maggior trasparenza tra contractors e fornitori esterni. La digitalizzazione può essere un supporto notevole, si pensi ad esempio alla blockchain.
  • Migliorare l’esecuzione in cantiere tramite 4 step: una programmazione precisa e rigorosa (es: adozione del metodo Last Planner System), l’ottimizzazione delle relazioni e interazioni tra proprietari e contractors tramite adozione di appositi KPIs (indicatori chiave di performance), assicurarsi che tutte le condizioni al contorno del progetto siano chiuse prima di avviare il cantiere e, in ultima istanza, ottimizzare il coordinamento delle diverse discipline assecondando principi Lean (snelli).
  • Introdurre la tecnologia digitale, nuovi materiali e l’automazione avanzata: favorire l’adozione della metodologia BIM lungo tutta la filiera, utilizzo di strumenti collaborativi, droni, laser scanner e molto altro. Tecnologia finalizzata all’acquisizione di dati utili per la programmazione, il monitoraggio e il controllo e che estende il proprio raggio d’azione all’impiego di piattaforme cloud, modelli 4D e 5D, IoT e analisi dei Big Data.
  • Formazione della forza-lavoro: lo sviluppo continuo di nuovi materiali e nuove tecnologie implica un continuo aggiornamento delle abilità della manodopera, sia da un punto di vista degli equipaggiamenti che del coinvolgimento nell’utilizzo di strumenti digitali.

In questo contesto storico, dove il tema della produttività acquisisce un’importanza vitale per la ripartenza efficace dell’intero settore, è necessario individuare una logica integrata di sistema, valida per l’intera filiera: dal Committente al Progettista, dal Gestore al Costruttore.

L’approccio di Bimfactory segue questa logica: per quanto il proprio core-business si fondi sull’area della tecnologia, il team di consulenza supporta il cliente nell’indagare l’intera filiera produttiva, in modo da individuare gli effettivi sprechi e trovare una strategia efficace che porti a misurare il valore aggiunto dell’innovazione.