Il BIM nelle gare d’appalto

Il BIM nelle gare d’appalto

Procedure, normative e riferimenti

Andrea Fronk, Direttore Area Tecnica | BIM Manager

La scorsa settimana siamo stati ospiti di Graitec Italia per discutere insieme degli aspetti normativi e procedurali che accompagnano le gare pubbliche, laddove è richiesto il BIM. Vi proponiamo una sintesi di quanto proposto e condiviso durante il webinar.

La pubblicazione del DM 560/2017 ha rappresentato una svolta per quanto riguarda gli appalti pubblici, grazie anche all’introduzione dell’obbligatorietà del BIM dapprima su opere complesse e per importi superiori ai 100 milioni, per poi calare negli anni (2025) su qualsiasi tipo di appalto.

Le indicazioni del DM 560/2017 fino al 2025

Stiamo assistendo ad un aumento dei bandi in cui è richiesto il BIM assai corposo, come evidenziato annualmente dal rapporto OICE (qui il link): nel 2015 sono stati solo 4 i bandi “BIM”, per salire a 26 nel 2016, 83 nel 2017, 302 nel 2018 e 478 nel 2019. E’ evidente che questo trend sia connesso all’abbassamento della soglia prevista dal Decreto Baratono, con una duplice valenza tra chi rientra già nelle soglie (maxi appalti superiori ai 50 milioni di euro) e chi si sta adoperando in vista del prossimo abbassamento, che andrà ad incidere non solo sulle grandi imprese ma anche sulle piccole e medie. Va detto infatti che, con il 2021, la soglia scenderà a 15 milioni di euro, interessando anche quella fetta di mercato che finora è stata scossa in modo limitato o parziale dall’introduzione del BIM.

L’andamento dei bandi BIM secondo il rapporto OICE

Ma come funziona nel dettaglio una gara in cui è richiesto il BIM? Partiamo da un presupposto: è fondamentale raggiungere un livello di maturità e consapevolezza adeguato nella predisposizione della domanda. I numeri oggi non sono brillanti: nel solo 2019, su 478 bandi, solo 110 (23%) comprendevano un capitolato informativo, segno che le stazioni appaltanti sono ancora in una delicata fase di transizione verso questa metodologia. Una transizione che non può prescindere da un piano di formazione del personale, un piano di acquisizione e mantenimento software&hardware, nonché una revisione dell’atto organizzativo per quanto concerne la gestione dei dati e dei processi.

A questo punto è necessario aprire il pentolone di normative e best practices per indirizzare in modo corretto le procedure di gara. A partire dal 2018 esiste una normativa di riferimento valida a livello internazionale, che è la ISO 19650. Va chiarito da subito come la ISO debba essere inserita nel quadro normativo relativo alla qualità, sia a livello di organizzazione (ISO 9001), che di procedure (ISO 55000 e ISO 21500). Per una maggior comprensione della ISO 19650, di cui sono state pubblicate ad oggi la parte 1 e la parte 2 ma sono in corso di ultimazione anche altre parti, suggeriamo le Guidances prodotte da UK BIM Framework (qui la parte 1 e qui la parte 2). Per entrare nel dettaglio tecnico, è necessario fare riferimento agli allegati nazionali, evidentemente in accordo con la ISO ma contestualizzati rispetto all’ambito geografico; per l’Italia, l’allegato nazionale è rappresentato dalla UNI 11337. L’ecosistema si completa con altre 3 normative internazionali: la ISO 16739, che riguarda la struttura di Industry Foundation Classes (IFC), la ISO 29481 relativa all’Information Delivery Manual (IDM, il manuale per la consegna delle informazioni) e la ISO 12006 relativa all’International Framework for Dictionaries (IFD, come strutturare le informazioni).

Il quadro normativo

Le modalità da perseguire per impostare correttamente una gara in cui è richiesto il BIM sono presentate in modo esaustivo nella ISO 19650. Per la verità, la ISO non si limita ad analizzare la gara, ma estende la propria analisi sull’intero ciclo-vita dell’iniziativa, riportando una serie di flowcharts e check-list a supporto dell’utente. Vengono definiti i ruoli e le attività/responsabilità di ciascun ruolo, per quanto la scelta di rimanere su un livello molto generico possa portare a qualche fraintendimento. Ad esempio, con la definizione di Appointing Party tendenzialmente si indica il Committente, ma in realtà questo ruolo comprende qualsiasi figura che ne svolga la funzione o agisca nel suo interesse (es: un consulente del committente); con Lead Appointed Party si indica il capogruppo, individuabile anche con il/la mandatario/a, mentre con Appointed Party si fa riferimento all’ente che partecipa alla gara come mandante o comunque fornitore del capogruppo.

All’Appointing Party sono richieste determinate attività, che dovranno essere tradotte in appositi output. In particolare:

    • Stabilire i requisiti informativi, le milestones di consegna e gli standard informativi
    • Identificare le procedure specifiche per la produzione delle informazioni
    • Identificare eventuali informazioni esistenti che sono rilevanti per gli appaltatori
    • Stabilire il protocollo per il coinvolgimento di tutti gli appaltatori
    • Stabilire un Ambiente di Condivisione Dati per favorire un approccio collaborativo

Il tutto dovrebbe confluire in un documento, che la ISO 19650 definisce Exchange Information Requirements (EIR) e che la UNI 11337 traduce in Capitolato Informativo (CI). Per quanto riguarda la stesura del CI si può far riferimento alla parte 6 della UNI 11337, che propone sostanzialmente un “template” di partenza eventualmente integrabile a seconda delle necessità della Committenza. Per quanto la struttura logica di questo documento possa essere replicabile, è evidente che i contenuti debbano essere assolutamente contestualizzati rispetto alle condizioni al contorno della commessa: attori coinvolti, fase di lavorazione, dati/informazioni significative per la Committenza, procedure interne ecc… Insieme al CI deve essere allegato un documento che comprende i famigerati contenuti informativi necessari, che la ISO definisce Information Requirements declinati in Project (PIR), se ricadono in fase di progettazione, in Asset (AIR), se indirizzati alla fase di gestione e manutenzione del manufatto. Nella documentazione a base di gara, infine, dovrebbero essere messi a disposizione il modello informativo dello stato dei luoghi e, in caso di appalto di lavori, il modello informativo del progetto esecutivo (entrambi, in formato aperto interoperabile).

Guidance Part 2: Processes for Project Delivery – UK BIM Framework

In risposta al Capitolato Informativo, è compito del Lead Appointed Party produrre il cosiddetto BIM Execution Plan (BEP) Pre-Contract, ribattezzato dalla UNI in Offerta di Gestione Informativa (oGI). Il concorrente è quindi chiamato a redigere una relazione metodologica nella quale espone le proprie dotazioni hardware&software, confermare o implementare obiettivi ed utilizzi del modello, specificare strategie informative o procedurali e tutto quanto necessario per convincere il Committente nel soddisfacimento della domanda. Unitamente alla oGI dovrebbe essere condiviso un piano di consegna, che la ISO definisce Information Delivery Plan (IDP): in una logica collaborativa, è evidente che per la stesura di questo piano sia necessario il coinvolgimento di tutti i singoli fornitori, che redigono il proprio Task Information Delivery Plan (TIDP-piano delle attività) e lo condividono con il capogruppo, il quale dovrà occuparsi del coordinamento generale all’interno del Master Information Delivery Plan (MIDP-piano generale). Tra le attività necessarie per adempiere alla richiesta della Committenza, è necessario anche svolgere una valutazione della struttura operativa interna, sia a livello di singola organizzazione che di raggruppamento, ed eventualmente intervenire per rinforzare aspetti legati alle competenze o alle dotazioni strumentali.

Bimfactory supporta sia le Stazioni Appaltanti (qui il link), che intendono organizzare in modo efficace la documentazione e la procedura di gara, sia imprese che studi di progettazione (qui il link) che sono chiamati a soddisfare requisiti sempre più significativi in fase di gara.