Autodesk Revit 2021: Pro e contro del leader rinnovato

Autodesk Revit 2021: Pro e contro del leader rinnovato

Un'analisi dedicata alle peculiarità più interessanti della nuova versione di Autodesk Revit

Carlo Besozzi Valentini, BIM Consultant | BIM Manager

Il rilascio della versione 2021 di Autodesk Revit sarà indubbiamente accostata alla particolare situazione di emergenza sociale, sanitaria ed economica che il mondo è costretto ad affrontare.
Autodesk ha infatti reso disponibile agli utenti per il download e l’installazione la nuova versione del software a partire dall’8 Aprile 2020, nel pieno della pandemia ancora drammaticamente in atto.
La scelta di Autodesk è sicuramente motivo di riflessione. Se da un lato la politica seguita in tutti i rilasci delle versioni precedenti prevedesse un lancio sul mercato di versioni costellate di bug, a volte anche fatali per l’operatività degli addetti ai lavori, dall’altro il quadro mondiale al quale si affaccia la prima release di Autodesk Revit 2021 presenta le condizioni perfette per un affinamento rapido del prodotto.
È infatti indubbio che durante questo periodo di quarantena forzata moltissimi utenti abbiano avuto, e purtroppo hanno ancora, più tempo a disposizione per testare il nuovo software, approfondire le diverse funzionalità e valutarne gli effettivi problemi di utilizzo, collaborando con Autodesk alla loro risoluzione in tempi notevolmente più rapidi rispetto a quelli usuali.
Nonostante questa considerazione di carattere generale, noi di Bimfactory consigliamo ai nostri clienti di non lanciarsi nell’utilizzo della nuova versione, nonostante le molteplici e molto interessanti nuove funzionalità, prima della release del primo aggiornamento. La storia di diversi clienti che si sono avventurati, negli anni scorsi, nell’utilizzo della prima release a fini commerciali ci ha insegnato che, a volte, è meglio aspettare.
Noi però non ci siamo negati il piacere di iniziare a giocare con le nuove funzionalità, incuriositi e attirati dal clamore e dal forte entusiasmo che ha caratterizzato i rumors della vigilia, facendoci una chiara idea sulla portata dei cambiamenti apportati al nostro caro vecchio amico Revit.
La conclusione a cui siamo arrivati è semplice: si tratta senza dubbio del migliore aggiornamento di Revit degli ultimi anni, grazie alla valorizzazione di diverse richieste provenienti dalla community degli users tramite lo sviluppo di funzionalità ad ampio spettro, che spaziano dall’operatività nella modellazione alla gestione dei dati, dall’interoperabilità fra diverse piattaforme allo sviluppo di nuovi strumenti per le discipline specialistiche, nonchè alla risoluzione di problemi cronici che tanto hanno fatto dannare architetti e ingegneri negli anni scorsi.

Una nota di demerito ad Autodesk è però necessaria, dopo tutti questi elogi. Se da un lato l’interoperabilità è stata migliorata di molto all’interno della platea di software Autodesk, lo stesso non è stato fatto nei confronti di formati aperti, come ad esempio il formato IFC.

Da ferventi sostenitori di processi Open BIM, ossia che prevedano l’utilizzo del software migliore per la finalità specifica delle diverse attività che compongono un processo, per Bimfactory l’interoperabilità fra software prodotti da aziende diverse è una priorità.

Mentre il panorama degli altri software di BIM authoring sembra andare verso soluzioni che prevedano tale concetto alla base dello sviluppo, Autodesk non sembra perseguire lo stesso fine. Le funzionalità di esportazione ed importazione del formato IFC di Autodesk Revit sono ancora lacunose e macchinose, rendendo la vita difficile agli utenti ai quali è richiesta la consegna di modelli in formato interoperabile, che per essere rispondenti agli standard delle Committenze più illuminate devono essere correttamente strutturati.

Le modalità per la mappatura e associazione dei campi IFC ai diversi elementi, nonché il setting dei diversi property set risulta obsoleta rispetto ai competitors, richiedendo all’utente di ricorrere a strategie di esportazione che spesso hanno ritorsioni anche sul modo di modellare e, in qualche caso, anche di progettare. Ciò è senza dubbio un limite che speravamo Autodesk risolvesse.
Rimanendo all’interno della sfera Autodesk, hanno sicuramente attirato la nostra attenzione i grandi progressi relativi all’interoperabilità con le altre soluzioni proposte dall’azienda statunitense, come Inventor e Infraworks.
Autodesk ha infatti puntato sulla creazione di workflow che possano coprire il processo dal concept alla fabbricazione, tramite l’utilizzo della piattaforma BIM 360 a fare da collante dei diversi step.
Le modifiche eseguite in uno dei diversi software specialistici sono infatti sincronizzate in cloud, creando un workflow facile ed efficiente. Il filo conduttore garante dell’aggiornamento continuo dei modelli è la piattaforma cloud BIM 360, sempre più orientata alla gestione dei dati provenienti da tutti i prodotti di casa Autodesk.
Il concetto di un workflow condiviso, coerente e soprattutto privo di soluzioni di continuità è molto interessante per diversi attori della filiera. In Italia ad esempio, molto spesso c’è difficoltà nella collaborazione delle diverse figure responsabili dello sviluppo dei modelli in fasi successive. Tramite le nuove soluzioni presentate, la collaborazione è più semplice, sempre che si utilizzino software marchiati Autodesk, chiaramente.
Fra le varie funzionalità presentate, sembra molto interessante la possibilità di scegliere, come cloud hosting di BIM 360, dei server Autodesk che siano localizzati in Europa. La scelta di Autodesk di uscire dai confini americani promette una maggiore produttività e operatività nell’utilizzo condiviso, problema che spesso ha causato rallentamenti nella modellazione e difficile gestione dei file centrali.
Altre funzionalità che segnaliamo come molto promettenti nell’ottica della automazione del processo di progettazione e gestione del dato, sono l’integrazione della nuova versione di Dynamo con libero accesso a nodi per la gestione di elementi di Revit, fondamentalmente relativi agli strumenti di unione e separazione, e a script già preconfigurati per il calcolo, ad esempio, del percorso più breve in caso di evacuazioni. In quest’ambito però la novità più interessante consiste nella possibilità di settare ed avviare analisi di generative design direttamente nel software, senza la necessità di ricorrere a Dynamo o, come fino all’anno scorso, a strumenti beta come Project Refinery.

La direzione di Autodesk sembra dunque chiara: fornire all’utente le basi per un utilizzo sempre più massivo di strumenti di computational design, integrati all’interno del software stesso o come add-in, finalizzati a spingere il confine del possibile sempre più lontano.

Molte altre funzionalità interessanti sono state aggiunte alla versione 2021 di Autodesk Revit. Per avere una vista di tutte le novità, vi consigliamo di andare a questo link.
Che dire, se non lo avete già fatto è tempo di smanettare con Revit 2021 e magari di condividere con noi le vostre impressioni, dubbi e opinioni o per scambiare semplicemente pareri sulla digitalizzazione del nostro settore.