A buildingSMART Virtual Webinar Series

A buildingSMART Virtual Webinar Series

Di cosa si discute sul tavolo dell'interoperabilità

Andrea Fronk, Direttore Area Tecnica | BIM Manager

Il calendario di eventi online è veramente fitto in questi mesi: l’offerta è vasta e diventa necessario anche saper selezionare quelli di maggior interesse. Tra le varie iniziative in atto segnaliamo quella di buildingSMART International, l’organizzazione che ben conosciamo in quanto madre dell’openBIM e degli standard di riferimento per l’interoperabilità nel panorama BIM, IFC e non solo.

E’ partita infatti in settimana una lunga serie di appuntamenti che occuperà tutto il mese di maggio, il cui programma potete trovarlo a questo link. Gli eventi sono ordinati per “Room”: Airport, Building, Construction, Infrastructure, Product, Railway, Regulatory, Technical. Una “Room” è sostanzialmente un tavolo di lavoro dove si sviluppano gli standard utili e necessari per quello specifico settore, scomponendo di fatto l’industria delle costruzioni in ambiti omogenei. Un evento utile per conoscere lo stato dell’arte attuale e gli scenari di sviluppo futuri, con argomenti che spaziano dall’ingegneria strutturale al facility management, dal digital twin ai product data template.

Giovedì 14 maggio il calendario proponeva ben 3 appuntamenti: alla mattina la “Building Room” ha proposto un’ora e mezza di presentazione sul tema della georeferenziazione e delle Model View Definition relative alla QTO (quantity takeoff, estrazione delle quantità) e all’ambito energetico (qui il link alla presentazione). Nel pomeriggio invece abbiamo seguito il webinar (qui il link) sugli standard per la supply chain, proposto dalla “Product Room”.

Georeferencing/MVD Quantity Take-Off/MVD Building Energy Modeling

Il primo topic, tenuto da John Mitchell di buildingSMART Australasia, ha portato all’ordine del giorno un tema molto delicato relativo sia al posizionamento dei modelli in modo coerente (aspetto che in sede di federazione dei modelli è estremamente noto), ma anche e soprattutto alla corretta proiezione delle geometrie nello spazio. E’ bene infatti considerare che, per quanto lavoriamo in uno spazio tridimensionale, tendiamo a proiettare le nostre geometrie su piani bidimensionali. Nella realtà le proiezioni vengono fatte sempre su una superficie curva, data ovviamente dalla forma della Terra: la proposta di Mitchell è quella di introdurre nei settaggi di traduzione in IFC la cosiddetta trasformazione 2D Helmert, che considera dei fattori di traslazione, rotazione e scala rispetto ad un’origine definita. Tale trasformazione, eseguita tendenzialmente da chi restituisce il rilievo, è propedeutica alla trasmissione del modello al progettista, che dovrà tenere conto di queste coordinate riportate in appositi Pset (ePSet_ProjectedCRS ed ePSet_MapConversion). Ad oggi questa possibilità è in fase di lavorazione e non è disponibile su tutti i software di authoring; si tratta comunque di uno spunto di notevole interesse per l’ambito infrastrutturale, dove l’estensione dei progetti lineari può subire alterazioni sensibili relativamente alle dimensioni di progetto.

Il secondo topic, presentato da Jan Karlshoej, riguarda la proposta di una apposita Model View Definition sull’estrazione delle quantità da modello IFC. Cosa si intende con QTO? La Quantity Take-Off è una misurazione dettagliata di materiali e lavorazioni necessaria per completare un progetto; è sviluppata da una figura specializzata (estimator) che si avvale di disegni, specifiche e modelli. Interessante il passaggio in cui si fa notare come la QTO abbia diverse declinazioni in relazione allo scopo per la quale viene svolta: nel quotidiano tendiamo a considerare solamente la stima dei costi (es: computo metrico estimativo), ma le quantità possono servire anche ad altri casi, come ad esempio il calcolo dell’impatto ambientale a seguito di un LCA. La proposta di Karlshoej si basa fondamentalmente su un concetto: le base quantities previste dallo standard attuale IFC non sono sufficienti a coprire le diverse necessità di misurazione. Chi opera quotidianamente risolve questo problema introducendo misurazioni “custom”, ossia traduce in IFC misurazioni ricavate con il proprio software di authoring e, tipicamente, le raccoglie in un PSet definito a livello aziendale. Karlshoej propone una standardizzazione di questo processo, introducendo un apposito PSetCustom Quantities. Anche in questo caso parliamo di un’attività in prospettiva, che in parte conferma (senza risolvere) aspetti già noti come la difficoltà a sviluppare misurazioni particolareggiate con le sole base quantities ma, dall’altra parte, evidenzia come sia necessario saper “mappare” le attività di misurazione denunciando quali possono essere risolte con le sole base quantities, quali necessitano di custom quantities e quali dovranno essere ricavate da calcolo/misura manuale.

Chiude la mattinata Mirbek Bekboliev, che ha presentato lo stato dell’arte relativamente alla modellazione energetica. Su questo tavolo la situazione è meno delineata rispetto ai casi visti in precedenza. Le attività prevedono una mappatura del ciclo-vita dell’edificio, a partire dalla raccolta degli standard e dei protocolli attuali (ASHRAE, BREEM ecc…), degli utilizzi tipici (requisiti spaziali, fattibilità e analisi ecc…) e degli attori coinvolti (committente, progettista, consulente energetico ecc…). L’obiettivo del tavolo di lavoro è quello di arrivare a proporre ben 10  Model View Definition diverse.

Standards for the Digital Supply Chain in Built Environment (DSCiBE)

Nel pomeriggio invece l’attenzione si è spostata sui prodotti da costruzione, tema molto importante per integrare concretamente l’intera filiera. La Room è partita con una presentazione da parte di Hansueli Schmid, che si è soffermato sulla stretta relazione che esiste tra prodotti, componenti ed edificio. E’ fondamentale partire dalla codifica degli standard sui prodotti, l’unità di misura dell’ecosistema costruttivo: definiti i prodotti, a cascata si potranno costruire i componenti (somma di prodotti) e poi gli edifici (somma di componenti). Interessante il passaggio per il quale si ribaltano completamente dipendenze e gerarchie in fase di progettazione: i requisiti sono definiti a partire dalla tipologia di edificio da costruire (pensiamo, ad esempio, al processo progettuale adottato per ideare un edificio in classe energetica A), che scomporremo successivamente in componenti (pareti, finestre, porte…) per arrivare a definire i prodotti. In realtà, l’ottimizzazione maggiormente efficace avviene nel primo step, ossia nella scomposizione dell’edificio in componenti (ossia all’intersezione tra i requisiti prestazionali e le performance garantite da prodotti e materiali). Quindi, per poter confrontare quantitativamente le performance proposte è ovviamente suggeribile codificare degli standard sui prodotti che ne permettano una lettura univoca ed immediata. Definita quindi la struttura dei dati, lo standard IFC garantisce la riconoscibilità del singolo dato all’interno della struttura. Lo step successivo, sul quale il tavolo sta lavorando, è la possibilità di standardizzare anche i collegamenti esterni ai singoli dati (in modo analogo a quanto avviene, ad esempio, con i codici a barre).

Con il secondo intervento, di Lars Fredenlund, si focalizza l’attenzione invece sugli aspetti normativi, a partire dal triangolo di buildingSMART composto dalla ISO 16739 (struttura dati secondo IFC), ISO 12006-3 (IFD – International Framework for Dictionaries) e ISO 29481 (IDM – Information Delivery Manual). Su questa struttura consolidata si sta lavorando molto per la definizione di template informativi relativi ai prodotti da costruzione: quest’anno è stata infatti già pubblicata la EN ISO 23386, propedeutica alla prossima EN ISO 23387 che conterrà concetti e princìpi dei data templates. Cosa conterranno i data templates? Sostanzialmente riuniranno le caratteristiche principali necessarie per definire un prodotto, come informazioni legate al produttore, alle performance, ai dati di O&M, dati geometrici e così via. La tipologia di dato necessario viene individuato attraverso un’attività di mappatura che comprende tutte le fonti disponibili, che possono essere di carattere legislativo, standard di riferimento, requisiti propri dell’industria o anche semplicemente requisiti specifici dell’utente.